Mannaggia all’aggiornamento!

Allora è ormai evidente che l’attività informatica e quella contadina abbiano comportino una distanza sostanziale che non ci permette di aggiornare questo blog come vorremmo, al fine di informarvi di tutto ciò che succede qui a Saja, come ci evolviamo, gli alberi che piantiamo, gli orti che seguiamo e quant’altro.

Purtroppo nnon riusciamo a seguire tutto e preferiamo concentrarci sulle attività pratiche  quotidiane e usare internet come piccola finestra serale per rimanere in contatto con gli amici lontani.

Proprio per questo vi invito a seguirci attraverso la nostra pagina Facebook dove troverete tutte le nuove foto, gli aggiornamenti più recenti, gli eventi che organizziamo oltre a poterci contattare più direttamente attraverso questo mezzo che ormai usano pure mamme e nonne.

Speriamo così di non perdere la vostra attenzione ma piuttosto di stimolare la vostra curiosità e la vostra interazione con il progetto che stiamo portando avanti!

Saja

 

 

Raccolta e potatura..

Dal ritorno in Saja i lavori si sono susseguiti con alti e bassi di frenesia e dopo la pausa natalizia abbiamo subito ricominciato a progettare, disegnare, raccogliere e potare.

Prima di tutto i lavori alla roulotte che ormai è quasi pronta (l’interno) ci permetteranno di ospitare amici, docenti e parenti senza l’incombente coabitazione in casetta, al momento stiamo aspettando che si asciughi l’impregnante a cera dato sul nuovo pavimento in legno e poi i prodi Roberto e Nicola, soggiunti da una settimana in nostro aiuto, potranno tranquillamente trasferirvisi e rimanere per tutto il tempo dei lavori e un po’ di più.

La potatura dei fichi e degli ulivi è iniziata abbastanza decisa,

saja

eecco nicola che scalzo pota incurante del freddo e della pioggerella, mentre salvo qualche albero più in là si diletta con la sua amata motosega nuova.

 

Nel frattempo margherita e sara raccolgono le arance che sono ormai belle rosse, dolci e mature e attendono solo di essere spedite, spremute e mangiate..

saja

Se non fosse che, preparate 14 spedizioni (28 cassette) ci siamo ritrovati bloccati dallo sciopero generale degli autotrasportatori, che oltre a fermarsi loro, hanno ben pensato di bloccare tutti i corrieri e i postini in ingresso e in uscita in sicilia..

Morale della favola, ordini rimandati a data da definirsi, 400kili di arance pronte ad essere spedite che verranno donate a amici e conoscenti dei dintorni per non farle rovinare..gli amici siciliani e non che si trovassero nei dintorni sono quindi pregati di venire a prendersi un bel sacchetto di arance a Saja.

Vi aspettiamo e ci scusiamo con chi sperava di potersi fare una bella spremuta questo weekend..

 

S.

Saja tour – Torino

Torino, che piacevole sorpresa!

Prima di tutto perchè c’è il Po, il più grande e importante fiume italiano, il suo stesso nome significa “il fiume” e lungo i suoi 652km percorre alcuni dei centri più importanti del nord italia.

Nasce purissimo dalle nevi del Monviso e s’avvelena gradualmente fino a sfociare nel mar adriatico nelle zone del Polesine tra Rovigo e Ferrara.

Nonostante la sua importanza storica e culturale lo abbia reso Patrimonio dell’umanità, lungo il suo corso, fabbriche, cartiere, allevamenti e coltivazioni intensive lo inquinano e lo deturpano.

Immagino questa grande pianura, con questo lungo e inportante fiume che la attraversa, ricoperta di boschi originari, con piccoli insediamenti umani e tanta natura attorno. Doveva essere un luogo paradisiaco sta benedetta Padania, peccato.

Torino mi ha comunque esaltato non poco, complice la compagnia di Ivo, della sua birra autoprodotta e della sua serra domestica che invidio non pocomi sono sentito subito a casa. C’era il sole, buon cibo, buona compagnia, belle strade, pub in cui si fuma dentro, strade multietniche e la sera sul lungo po, barbecue improvvisati con salsicce halal, birrette e simpatia low cost. Ma quanto è terrona Torino?! Semplicemente adorabile!

Ma c’è anche molto altro, ci sono tanti GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale) attivi ed entusiasti, ci sono orti urbani e di quartiere, c’è la cioccolata buona, c’era la Fiat (e quindi grandi strade, svvariate infrastrutture e spirito operaio), ci sono le banche (..) .

Ok quindi..si..gli orti urbani..

Ma anche aiuole in centro con bietole rosse e cavoli neri, un’orto dimostrativo nel giardino di Palazzo Madama.

C’è interesse in poche parole, c’è gente sveglia che ha voglia di fare, di dire e di raccontare, voglia di provarci e di riuscirci..

E poi non lontano da li c’è l’Orto di carta,dove Nicola, applica saggiamente tecniche di agricoltura naturale e Permacultura, inventa cose, ne prova altre, costruisce una meravigliosa casa per sè e la sua famiglia e accoglie prontamente i “permanauti” curiosi elargendo consigli e coraggio. Spero di ripassare presto, un pezzetto di cuore l’ho voluto seminare anche qui!

S.

 

Saja tour – Milano

Basterebbe il titolo secondo molti, Milano, bene e qui che fai?Che schifo Milano, che postaccio, oddio Milano brrrr, non ci vivrei mai, e così via. I commenti su quanto ci sia di male a Milano si sprecano.

Di passaggio anche qui tra strade vecchie e nuove, tra un caffè e un aperitivo, nascono importanti pensieri con chi Milano la vive davvero.

Grandi parchi e giardini passano spesso inosservati a chi è solo di passaggio, così come i tanti terrazzi verdi, appannaggio esclusivo di banche e assicurazioni ma comunque osseervabili da chiunque alzasse lo sguardo un po’ più in su e si azzardasse a chiedere all’ingresso di poterli visitare.

Passano inosservati i grandi alberi dei viali e i tanti giardini interni pieni di Aucube e Aralie che anche in queste condizioni sanno regalare foglie variegate e allegre bacche rosse.

Lungo i navigli, orde impegnate a ingozzarsi di buffet e cocktail, dimenticano di osservare le acque di questi importanti canali, che ripuliti anno dopo anno, stanno ritrovando la loro antica bellezza riempiendosi di piante acquatiche e piccoli pesci.

Il dubbio nasce proprio qui davanti un tavolo,  se Saja è un progetto autarchico, di Decrescita e autoproduzione, di autosufficienza e autonomia, quando un giorno non ci saranno più arance da mandare in giro per l’Italia tra amici e simpatizzanti,  questi ultimi come faranno?

Chi rifornirà di buone arance rosse naturali gli amici che a Milano rimarranno, che ci cresceranno una famiglia e la considereranno “casa”.

Qui salta fuori l’importante differenza traa un Progetto e un’Azienda.

Se facessimo un progetto di riforestazione in India o in un qualsiasi paese povero, provando a finanziare il progetto principalmente con la vendita dei prodotti dei contadini e degli artigiani locali, qualora il Progetto fosse stato ben studiato e ben organizzato, nel giro di qualche anno non ci sarebbe più bisogno di finanziare il progetto perchè le comunità locali avrebbero raggiunto un livello economico e uno stile di vita tale da non dipendere strettamente da aiuti esterni.

Perchè ciò che sembra logico rispetto ad un paese povero e lontano non dovrebbe essere altrettanto valido in un contesto difficile come il nostro Sud.

Le statistiche danno un quadro abbastanza sconfortante dell’agricoltore medio, 68enne, interessato solo al guadagno piuttosto che alla cura della terra e di chi ci lavora, con poche conoscenze reali in campo agricolo, dipendente dai consigli di agronomi cacciafondi e consorzi agrari affezionati all’industria chimica. Poco dinamico ma mafiosamente furbissimo a modo suo, fà le lavorazioni ordinategli dal mercato, o meglio, dal compratore grossista, il vero padrone dell’agricoltura, che fà il buono e il cattivo tempo con il suo sguardo severo e malevolo al momento di quantificare il valore di un raccolto.

La campagna diventa così un hobby da pensionati, che per passare il loro tempo, sfuggire al caos e forse provare ad arrotondare, avvelenano inconsapevolmente le loro terre con concimi e diserbanti, le inaridiscono tratturandole continuamente e distruggono la fauna locale con antiparassitari a largo spettro. Se poi passa un coniglio, Bum!

Davanti questo spettacolo tragico, un progetto come Saja sembra quasi utopistico.

Chi si interessa di campagna se non con fini da grandi affaristi e imprenditori in Sicilia? Chi si interessa delle migliaia di ettari lasciati all’incuria di tecniche agronomiche obsolete viziate da anni di contributi e sovvenzioni? Chi pensa a ridare alla natura lo spazio che merita?

Putroppo pochissime persone hanno la sensibilità di guardare allo spazio agrario come ad un luogo umano e al contempo naturale; e tra quelle che ci riescono,, poche hanno poi la possibilità di prendere posizione e dedicare parte del proprio tempo e delle proprie energie alla ricerca di un fazzoletto di terra da salvare.

Noi così come altri in giro per il mondo, vogliamo crederci e provarci, e come loro non chiediamo l’elemosina per sopravvivere, ma un contributo per accelerare il processo di rinboschimento.

Alla fine, chi manderà le rosse arance a Milano? Sicuramente continueranno ad arrivarne come sempre, la maggiorparte dall’agricoltura chimica convenzionale, sempre più dalle varie aziende biologiche, e magari una piccola parte, tra amici e conoscenti, continuerà a girare da altri piccoli progetti che come Saja, decideranno di convertire sé stessi e i propri terreni per un futiro migliore!

 

Intanto Milano sarà sempre più verde, parte dei grandi parchi verrà dedicato a tanti piccoli orti urbani, sarebbe bello allora, immaginare i quartieri periferici, quelli dei grandi parchi e dei laghi, come allegri lotti di Sommerhaus, in cui casette di legno colorate troverebbero posto piene di piante fiori e frutti, libellule, passeri e girandole; riparo estivo di famiglie, nonnetti e viaggiatori. Mi piace pensare che anche in Italia un giorno, i cittadini vedranno la campagna come un luogo amico, vicino e disponibile, legato a teneri momenti infantili e rilassanti giornate future.

 

Mi lascio Milano alle spalle tuffandomi in una densa nebbia, che come in uno strano sogno mi accompagnerà fino alla prossima meta.

 

Un abbraccio

 

S.

Saja tour – Modena

Mi lascio Bologna alle spalle ed in compagnia del buon Max ci dirigiamo lungo la via Emilia in direzione di Modena.

Città che mi confonde, rossa ma un po’ “rafaniella” (cit. 99 posse), un’integrazione divisa per zone, strade deserte accanto ad altre sovrappopolate dal brulicante popolo dell’aperitivo, ma noi ci rintaniamo nell’osteria Bio della Pomposa dove il furbo Oste inizia a darci idee su come pubblicizzare l’idea e la distribuzione delle arance.

“Ma siii nun te preoccupà Salvatò, facciamo spremute e un paio di cassette sai in quanto le facciamo fuori?!”

La nottata segue tra discussioni inverosimili e bottiglie offerte dai vari avventori, segno idee sul mio taccuino e andiamo a casa.

Continuano gli incontri interessanti con Fuzzi (ideatore del Death and Breakfast) e le divagazioni domestiche con Max raccogliento pioppini nel giardino di casa sua.

Inizia il freddo, l’inverno si avvicina e vedo attorno a me le vigne ormai spoglie, la nebbia nei fossi e a perdita d’occhio pianura, pianura e ancora pianura.

 

S.

Saja tour – Bologna

 Rientrare a casa dicevo, in una casa in cui hai vissuto per un po’, che hai ridipinto, arredato e vissuto intensamente (seppur per poco) fa sempre un effetto strano.

Ripercorro i viali, con la macchina stracarica ancora una volta, ma oggi non per un trasloco; la macchina è piena di libri, miele, depliant, brochure e vestiti per un mese di viaggio.

Notte piena, suono il campanello con il mio nome ancora scritto sopra e mi immergo in un mondo di ricordi.

A Bologna le cose possono ancora muoversi, passati gli anni d’oro in cui ogni sera avevi l’imbarazzo della scelta tra teatro, musica e feste a destra e a manca, la città che tutti ospita, di passaggio per un giorno, un mese o qualche anno, sembra essersi un po’ assopita, o forse è semplicemente riuscita a convincere i suoi tanti studenti a studiare davvero, ad andare a letto un po’ più presto, a far meno casino. Le stesse manifestazioni nelle strade, non sono più le stesse, ci si crede un po’ meno forse, seppur forse oggi i problemi siano molto più gravi..

 

Nemmeno le feste Pa’zzia sono più le stesse di una volta mi vien da dire!

 

Nei centri sociali poi, orde di contadini armati di cassette e forconi, si son messi in testa di vendere i loro prodotti, naturali, biologici, senza calar la testa a un mercato di grandi etichette che vorrebbe marchiare i loro prodotti a caro prezzo e obbligare i compratori finali a pagar pure quello. No, i nostri non ci stanno, e con l’aiuto dei ragazzi dei centri sociali, nascono Campi Aperti, e di seguito un manifesto, “Genuino Clandestino”, a favore della sovranità alimentare e della corretta informazione da produttore a consumatore.

 

Così da qualche anno ormai, la gente sa dove andare per trovare prodotti genuini e naturali, che vengono dai dintorni e da un po’ più lontano, ma sempre garantiti da un’etichetta autogestita, nell’interesse dei produttori stessi, che vedono garantita la loro qualità anche grazie alla qualità di chi vende nel banco accanto!

A volte le rivoluzioni, se fatte con cuore e onestà, ottengono velocemente dei risultati, e quale risultato più bello che vedere la quantità di persone diverse, per età ed estrazione sociale, qui riunite dall’attenzione ad un’agricoltura sana e giusta.

Riusciremo a portare anche da noi questa idea e le possibilità ad essa legate, per educare finalmente i consumatori a ciò che è davvero meglio per tutti?

Orti di dulcamara

Esco dalla città e mi dirigo verso Ozzano e la Cooperativa Dulcamara, lì tra i colli trovo orti boschi e castagne da “castrare”..osservo realtà realmente alternative, emotive, che han molto da insegnare e comunicare.

 

Orti sinergici di Budrio (BO)

 

La mattina dopo continua l’orto tour e mi dirigo a Budrio (BO) dove vedo sopreso, gli stessi orti sinergici che avevo visto su un pdf di un libricino pescato su internet tanto tempo fà! Anche qui un sacco da osservare, riconoscere e domandare, dubbi, lumache, melisse e bancali che finalmente trovano un ordine nella mia mente e di cui vedo i possibili risultati. Devo dire che mi rincuora molto vedere come potrebbero diventare quei grandi bancali ancora spogli e massacrati dalla grandine che abbiamo fatto a Saja presi dall’impeto dell’inverno in arrivo. Ogni impedimento è giovamento mi dissero più di una volta, seppur dia noia ammetterlo, sopratutto quando l’impedimento ti mangia i broccoli o te li devasta in qualsiasi modo immaginabile.

 

Pazienza, solo semplicemente pazienta e osservazione. Non vendicarti, no, NO hai schiacciato brutalmente una limaccia…farò finta di non aver visto niente…addio karma..ecco lo sapevo! Mannaggia le lumache mannaggia!

ॐ Oṃ 

S.

Saja tour – Tra i mari

Partenza in ritardo di 9 ore per Grandi Navi Veloci (paradosso?) che mi traghetterà da Palermo a Civitavecchia.

 

Facce stanche, un piccolo gruppo di camionisti provenienti da diverse regioni parlano in un sorprendente mix di dialetti da cui emergono poche parole in italiano SCIOPERO, COSTO DEL GASOLIO, ROMA, POLITICI, NON MI BASTANO I SOLDI, HANNO FATTO BENE A ROMA, DOBBIAMO ORGANIZZARCI E DISTRUGGERE TUTTO. Una piccola cospirazione tra persone di mezzaetà stanche di una vita di sacrifici e privazioni che dopo tanti anni di lavoro si ritrovano peggio di quando avevano iniziato a lavorare. Li ascolto silenziosamente nel buio del porto di Palermo, nessuno di loro consegnerà in tempo la merce a causa del ritardo.

 

Condizioni metereologiche avverse, la scusa ufficiale. Salito a bordo sento le lamentele di chi è partito 16 ore prima da Tunisi, pare ci sia stato un controllo di polizia a tappeto con tanto di cani antidroga perquisendo una ad una le macchine e le persone presenti a bordo, senza alcun esito.

 

Cerco un posto dove dormire esausto, sono le 4 di mattina, un ragazzo abruzzese strappa dai sedili i cuscini e li mette in un angolo formando un materasso, resto a fissarlo bloccato dalla paura di far chissà quale danno o reato, un’istante dopo mi guarda fisso e poi chiude gli occhi. Lo imito, mi trovo un angolino sul pavimento e mi sistemo il giaciglio dove dormirò per 13 ore di fila.

 

Mi sveglio al suono degli altoparlanti che avvisano l’arrivo a civitavecchia, di nuovo leggo tensione, militari armati a bordo, non li avevo notati, e stanno aspettando di scendere. Mitragliette in spalla a pochi centimetri da neonati che dormono.Sguardi indignati sui volti dei passeggeri. Non faccio una foto per non farmi arrestare, rimango zitto, profondamente infastidito. Scendiamo e iniziano i controlli antidroga, di nuovo, appena scesi dalla nave e appena prima dell’uscita del porto.

 

Controlli, sguardi sospettosi, famiglie di tunisini braccati seppur regolari, valige aperte nella notte sotto la pioggia alla luce di piccole torce indagatrici.

 

Riprendo l’autostrada e la pioggia scende a cascate, e mi sento ancora in alto mare, come le impressionanti onde che si sbattono sulla chiglia della nave, enormi TIR mi schizzano ondate dalle enormi pozzanghere formatesi sulla A1, e il jippone naviga tra gli appennini, si vede poco e niente

 

Un gruppo di napoletani scherza con la barista dell’autogrill, chiedo dell’acqua calda, mi faccio un orzo bio in macchina e riparto. No grazie non voglio un gratta e vinci, no davvero grazie. Lo so che si vince un sacco ma non importa non pago altre tasse nascoste dietro una patina dorata da grattare.

 

Arrivederci.

 

Non mi fermo più, fino a casa, ehm scusate, fino alla mia ex casa, a Bologna.

 

 

 

S.

 

Saja tour – Palermo

Palermo piazza marina

Arrivare a Palermo, anche per un siciliano, è già di per sè un viaggio.

Un viaggio alle radici della cultura siciliana, delle sue molteplici origini, dei suoi colori, sapori, odori e paesaggi.

Palermo è una città che riesce a racchiudere, quando le viene concesso, le bellezze del mare e della montagna, aree protette, paesaggi agricoli, folklore autentico, sapori dimenticati, espressioni sorprendenti, la nightlife di Roma, Milano, Catania e Torino tutte assieme sparse in vari angoli della città. E ancora il Teatro, la musica, le etnie, i culti, le lingue e la gastronomia..

Odiarla è facile, Adorarla può essere altrettanto facile; nel mezzo c’è la realtà di una città con un potenziale enorme,  tristemente vessata da oltre un lustro, da una classe politica  ingorda di fondi pubblici e controllata dalle “famiglie” e dalle mafie d’ogni genere e forma.

Ma sublimi al di sopra di tutto e tutti, si ergono i giganti  Ficus macrophylla (vedi foto sopra), che affondando le radici nelle viscere di questa città, traggono da chissà dove il miracoloso nutrimento che li fa crescere come fossero nelle foreste del Bengala o nel Queensland, loro luogo d’origine.

Così Palermo si trasforma in una città subtropicale, con palme, ficus, avocadi e chirimoye, strade trafficate, fumo che esce da vecchi camion, bambini e donne che ti tagliano la strada all’improvviso, motorini, cavalli, venditori agli angoli delle strade, curry, musica a palla, mercati, moschee che furono chiese e chiese che furono moschee..non ci vuole troppa fantasia per sentirsi fisicamente a Bombay, a Rio de Janeiro, o forse a Dakar!

Credo nella rivoluzione ma sopratutto nell’evoluzione, nella re-evoluzione, e credo che si possa ancora cambiare, vedo i semi buoni germogliare anche sull’asfalto polveroso e infuocato delle nostre città, vedo Permacultura, vedo speranze, vedo possibilità. Non dobbiamo aspettare il nuovo Federico II, possiamo farcela già, dovremmo solo smetterla di darci per vinti prima ancora di provarci e deciderci una volta per tutte e riprenderci gli spazi e i diritti che ci spettano per riportare agli antichi splendori quest’isola che un tempo fu una verde e lussureggiante oasi di benessere al centro del Mediterraneo.

Quasi quasi inizio subito…vedo un cartello che mi ispira fiducia…

a presto!

S.

Saja tour

 

Con l’incalzare dell’inverno, l’ingiallirsi delle arance e la voglia di farsi per l’ennesima volta la risalita italica a caccia di amici, contatti, consigli e nuove idee parto alla volta del “Saja Tour”, carico di depliant, volantini, miele e tanta voglia di raccontarmi e raccontarvi dei piccoli grandi cambiamenti che giorno dopo giorno allietano la nostra vallata e per spiegarvi che ci siamo messi in testa di fare!

Mi troverete:

Novembre

| 5-6 Palermo| 7 Mar Tirreno| 8-13 Bologna| 14-15 Modena| 16-17 Milano| 18-20 Torino| 21 Este| 22 Padova| 23 Venezia|

Dicembre

| 5 Padova| 6 Discesa libera |7-9 Roma |10 Palermo |11 Saja!

Mi auguro in questo viaggio di riuscire a vedere più gente possibile e portare in giro per l’Italia la buona novella di un’alternativa possibile, oltre a proporvi i nostri prodotti i cui proventi andranno al progetto di educazione ambientale e ripristino che comprende la riforestazione naturale di Saja e  di alcuni tratti delle rive del Simeto con alberi “da albero” che naturalmente dovrebbero già essere li, ma che l’ignoranza dell’uomo che declama “un albero che non dà frutti è un albero che non serve” , ha brutalmente eliminato in favore di una monocoltura agrumicola su larga scala.

Se i contadini di ieri con le Arance hanno prodotto questo, è compito dei contadini di oggi riportare l’equilibrio tra uomo e ambiente, anche grazie alle Arance stesse che in fondo colpa non hanno!

a prestissimo

S.

 

 

 

 

 

Partire è un po’ morire

Se è vero che partire è un po’ morire, per la prima volta mi sento di dire qualcosa di diverso, dopo anni a scrivere blog di viaggi, ripartire in un nuovo blog (in cui si parlerà principalmente di agricoltura, permacultura, tecniche di coltivazione ed eventi culturali connessi) iniziando proprio con un viaggio, mi sembra il modo più corretto per segnare il passaggio se non la Transizione da una vita prettamente seminomade ad una semistanziale con il desiderio stavolta di non  essere solo io a portarmi il mondo appresso come una lumaca, ma anche il mondo che stavolta se lo desidera ha un luogo dove raggiungermi.

Anche questo è Saja

Benvenuti

S.